L’INFINITO E IL TUTTO

«Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa». (Albert Einstein).Chiave del pensiero

Ritengo che chiunque voglia scrivere un libro e quindi dare qualcosa agli altri oltre che a se stesso, abbia il dovere di conservare nella mente un retaggio di esperienze personali il più possibile attendibile, onde evitare di cadere in strafalcioni paurosi che risulterebbero dannosissimi alla verità e all’obiettività, valori questi, che devono rimanere tali in ogni momento.
Il fascino del mistero in senso lato e specificatamente del soprannaturale, indubbiamente ha coinvolto gran parte del genere umano sin dai tempi più remoti ma diciamo che solamente negli ultimi tre secoli ha preso piede nella sua forma più ampia.

Uno dei maggiori fautori della psicologia moderna fu Franz Anton Mesmer, scienziato del 1700 che credeva fermamente che la natura era impregnata di energia invisibile, che opportunamente manipolata, poteva recare notevoli benefici al genere umano.
Ben presto, tutto ciò divenne una corrente di pensiero denominata “mesmerismo”.
Con i suoi esperimenti, Mesmer incontrò non poche difficoltà poiché, come spesso accade, il “nuovo” è attorniato da un fitto alone di scetticismo.

Molti illustri scienziati erano assai restii a condividere le sue idee così innovative per quel tempo, procurandogli alcune volte dei disagi poco gradevoli.

Non curante di quanto gli stesse accadendo intorno, Mesmer continuò per la sua strada intraprendendo esperimenti realmente validi, come ad esempio lo studio sui magneti e il loro influsso verso i corpi fisici.
Egli scoprì che avvicinando un potente magnete a un malato ad esempio di artrosi, questo, dopo un relativo periodo di terapia, riceveva dei notevoli benefici.
Si condussero anche esperimenti sull’imposizione delle mani, tecnica ampiamente usata anche ai giorni nostri dai cosiddetti pranoterapeuti, che consisteva e consiste tutt’oggi, di appoggiare semplicemente i palmi delle mani sul soggetto malato e di manipolare la presunta energia negativa sino all’eventuale guarigione dello stesso.

Ora è da chiedersi quanto conti in realtà il fenomeno della suggestione in tutto questo che innegabilmente sussiste, sia pur in parte e comunque in base ai soggetti.
Tutto ciò non è particolarmente grave finché la suggestione non sfocia nell’isteria, che non è altro che una forma di nevrosi che se non controllata, può rendere assai sofferta la vita di coloro che ne sono affetti.
Uno dei maggiori studiosi di questa malattia fu Jean Martin Charcot, un neurologo francese che verso la fine dell’Ottocento condusse studi a riguardo, rimanendo impressionato e affascinato allo stesso tempo, dal comportamento di alcuni suoi pazienti dell’ospedale della Salpetrière di Parigi che egli stesso dirigeva. Addirittura il ventre di una sua paziente che era convinta di essere incinta, un giorno prese a gonfiarsi recandole dei forti disturbi, che comunque data la poca gravità, si risolvettero positivamente.

Contatto con l’aldilà

Alcuni studiosi hanno definito una forma d’ipnosi, anche la cosiddetta “scrittura automatica”, che oggigiorno è ampliamente usata come mezzo di comunicazione con l’aldilà e che ha ormai soppiantato la classica tavoletta con le lettere e il bicchiere rovesciato.
Questo metodo consiste nel concentrarsi su un foglio di carta bianco posto su un tavolino, tenendo molto leggera una penna in mano con la punta rivolta verso lo stesso, come se si volesse scrivere qualcosa.
Dopo un periodo di apprendistato più o meno lungo, se si possederanno i dovuti requisiti, ci si accorgerà che la penna inizierà a tracciare dei deboli caratteri o linee, che solamente dopo lungo esercitarsi, diverranno sempre più comprensibili; ovviamente per cercare di fare tutto questo, occorre essere dotati di un minimo di flusso medianico.
La domanda che nasce a questo punto è se tutto ciò, accade a causa di una forza sconosciuta intrappolata nella nostra mente, o per motivi riconducibili a reali effetti spiritici.

Un criterio da adottare, anche se poco attendibile è analizzare ovviamente le risposte che vengono fornite alle nostre domande provenienti dall’entità, cercando di capire se effettivamente abbiano un minimo di rispondenza.
Naturalmente, ognuno di noi è a conoscenza della propria vita intima e deciderà se farsi prendere in giro o meno!
Sembrerebbe che lo Spirito o gli Spiriti evocati, vivano la propria esistenza in maniera totalmente differente di come la vivevano quando erano ancora in vita.
Pare che essi diano molta importanza al rispetto della verità, e che pretendano in alcuni casi le stesse attenzioni dai presenti che li hanno in una qualche maniera invitati.

Profondità di pensieroÈ difficile, dopo quanto detto, tramutare i mille colori del nostro pensiero in un semplice concetto materiale, essendo essi stessi, unici e irripetibili. Questi, infatti, per la loro complessità non possono essere compresi all’unisono, fatta eccezione forse, per una piccolissima parte; si rischierebbe probabilmente di disperderli e di inaridirli allontanandoli da noi.
Molte volte si è come ciechi, vedenti, ma ciechi.
Ho sempre cercato nella mia vita di pormi domande, alcune delle quali sono ancora in attesa di risposta; allora mi sono detto: prova ad essere più acuto accidenti! Domandati perché ad esempio la maggior parte dei frutti sono tondi e non quadrati, e perché fino a ieri li hai sempre assaporati nella statica quotidianità della tua povera sia pur ricca e vuota vita…

Tutto ciò che è contenuto in questo articolo, non vuole essere un’imposizione né tanto meno una verità, ma semplicemente una raccolta di nozioni che il più delle volte sono volutamente lasciate alla libera interpretazione di colui che legge, nel libero rispetto di ogni pensiero; si toccheranno temi forse di non facile attenzione, ma indispensabili a mio avviso, in quanto attinenti al vivere quotidiano.
In certuni casi non ci si accorge di come la vita, il più delle volte per il ritmo frenetico che la stessa ci impone, nasconda concetti di primaria importanza, fondamentali da conoscere e da comprendere. Questi argomenti sono idee, pensieri, emozioni talvolta lasciate a metà, che tutti noi “usiamo” e viviamo in prima persona, molte volte appunto senza rendercene conto.
Alcuni di questi temi, verranno solamente sfiorati per la loro complicatezza e soprattutto vastità, cercando comunque di fornire almeno la base del concetto che si vuole esprimere.

Quanto segue di questo lavoro, è forzata conseguenza della mia dolce mamma che purtroppo non è più con me in questo mondo fisico, ma che sento sempre vicina e attenta alle mie emozioni.
È per effetto della sua grave perdita, che ho iniziato questo travagliato e nello stesso tempo meraviglioso viaggio conoscitivo, che altrimenti sarebbe stato a me negato, ma che ho pagato a caro prezzo.
Ho notato, che in questa dimensione esiste un continuo scambio, “dare-avere”, un equilibrio quasi mai possibile di fatto, senza lauta contropartita.

Noi viviamo nel futuro e non nel presente come il più delle volte erroneamente si crede, perché si vive attimo per attimo, proprio come i fotogrammi di una pellicola cinematografica; si può affermare quindi, che il futuro è in continuo movimento.
Ma allora, come potremmo raggiungere il nostro presente? Beh, io ho una mia teoria: forse fermando questa corsa!
In realtà il presente noi potremmo raggiungerlo invertendo la marcia inarrestabile della nostra vita.
Una volta incontrato questo valore, se la mia ipotesi è giusta, solo per un infinito attimo quindi saremmo nel nostro presente, ma per ironia della sorte noi non esisteremmo o perlomeno lo saremmo solo nello stato fisico, poiché nel presente il fattore tempo non esiste perché in quell’attimo il tempo stesso è fermo, perché in fisica se è vero che per delimitare uno spazio occorre della materia che lo delimiti, (ad esempio, punto A e punto B uguale spazio AB), è anche vero che per percorrere questo spazio (la nostra vita), occorre del tempo e se in quell’infinitesimo attimo il tempo è fermo, lo è anche la vita in uno spazio nullo, quindi, in realtà, pur viaggiando nel futuro se frenassimo la nostra corsa fino alla velocità zero, noi in realtà non esisteremmo o perlomeno lo saremmo solo alla velocità prossima allo zero! Però noi siamo esseri profondi, con un’anima pensante; a tal proposito, più avanti, analizzeremo più approfonditamente il concetto di anima residente in un corpo fisico.

Tornando a noi, immaginiamo ora di starcene comodamente seduti in poltrona davanti a un magnifico film d’azione, e che a un tratto, si fermi la pellicola di cellulosa per un guasto al proiettore.
Tutto ciò che vedremmo è un’immagine del tutto statica per la quale il tempo risulterebbe immobile, mentre per noi osservatori, l’orologio continuerebbe a scorrere come pure il sangue nelle nostre vene. Da tale esempio si denota come il fotogramma preso in esame, continui a viaggiare con noi osservatori nel nostro tempo e contemporaneamente sia fermo nel proprio.
Se ne deduce quindi, che il tempo scorre sia per i soggetti animati e viventi, che per gli oggetti inanimati, solo che questi ultimi non lo sanno!
Potrà sembrare un paradosso, ma anche tra differenti specie del mondo animale, il fattore tempo, trova diversa collocazione.
Prendiamo come riferimento la vita frettolosa di un ratto che corre instancabilmente dall’alba al tramonto senza mai fermarsi, avendo un battito cardiaco di gran lunga più accelerato rispetto a quello che potrebbe avere ad esempio un elefante.

Alcuni studi hanno dimostrato che il topolino preso in esame, risulta avere una vita più breve rispetto all’elefante, nonostante in relazione il numero dei battiti cardiaci dei due cuori risulti quasi uguale alla fine del ciclo vitale di entrambi.
Quello che ora ci si domanda è se, sia per il topolino che per l’elefante, il tempo contenuto nell’arco della propria esistenza sia uguale, cioè se, sia l’uno che l’altro, in rapporto alla velocità della propria vita abbiano vissuto lo stesso tempo.

Secondo il credo cattolico, Dio è stato, è e sarà… come è possibile ciò? “Dio è”, quindi, è ubicato nel presente di ogni dimensione sia questa passata presente o futura? Concetto difficile!
Per quanto ipotizzato qualche capoverso più su quindi, un soggetto può raggiungere Dio nel proprio presente che risulterebbe fermo, incontrarlo nel presente reale ipotetico, che per effetto dello scorrimento continuo del tempo è anche il proprio futuro; in questo caso il mistero risulterebbe decifrato… per tale effetto “Dio è stato”, è e sarà; di conseguenza anche “Dio è” nell’attimo in cui lo cerchiamo.

È ora giunto finalmente il momento di riprendere il concetto di anima, intesa come puro spirito imprigionata in un corpo fisico.
Da racconti di alcuni soggetti che possono essere facilmente reperibili tramite testi specifici, si evince che in molti casi di premorte l’anima del trapassato uscita dal proprio corpo ha avvertito la sensazione, una volta ritornato nella propria dimensione, che “dall’altra parte”, il fattore tempo incontrava un diverso valore e che quindi era assai difficoltoso riuscire ad attribuirgli un paragone attendibile con quello riferito alla propria esistenza terrena.

Ma è vero che il tempo è relativo a seconda dello spazio e della velocità? Albert Einstein aveva intuito questo con la Relatività ristretta e la Relatività generale.
Se quindi tutto ciò trova anche un riscontro scientifico, allora è possibile che esista realmente un’altra o più dimensioni e quindi un aldilà dove il tempo appunto trova nuova dimora.
Dio allora esisterebbe?
Sarebbe reale l’ipotesi di una vita oltre la morte?
Forse, magari sotto altra forma! La stessa anima infatti, potrebbe essere formata di energia, che una volta liberata, andrebbe a occupare comunque uno spazio.
Un’ulteriore domanda che ci viene spesso alla mente è se si può viaggiare nel tempo.

Su quest’ultimo quesito, il genere umano si è arrovellato il cervello per secoli giungendo a svariate conclusioni.
Si può viaggiare nel tempo anche dentro noi stessi, con la disciplina dell’ipnosi regressiva.
Questo metodo scientifico, oltre che mentalmente, riesce a far collocare il soggetto ipnotizzato nel luogo e nel tempo voluti anche materialmente, facendogli provare emozioni e sensazioni che egli descriverà come reali.

Un determinato individuo sottoposto ad ipnosi, vive due tempi in contemporanea, il proprio attuale fisico, e quello regresso; una domanda che nasce spontanea è se sia possibile comprendere e vivere contemporaneamente due o più realtà.
A tale proposito occorre riallacciarsi brevemente alla condizione di premorte di un qualunque soggetto. Sembrerebbe infatti che dopo il cosiddetto “trapasso”, ognuno di noi si troverà dopo un breve viaggio attraverso un tunnel oscuro, al cospetto di Dio, il Quale ci farà assistere e rivivere come in uno schermo gigante, tutta la nostra vita.
Questa ci scorrerà davanti come un film dove però le immagini non sono messe in sequenza, ma sparpagliate in contemporanea poiché non conterà più la logica umana ma solo quella divina, ed è lì che rivivremo le nostre realtà abbracciandole in simultanea. Una cosa che mi ha colpito molto è che noi proveremo nel nostro intimo, le sensazioni di dolore o di gioia che le persone con le quali in vita siamo state in contatto, hanno provato a causa delle nostre azioni da loro subìte… e piangeremo molto, assaporando il male che abbiamo fatto!

Ora supponiamo che noi avessimo in mano un comune laser e che fossimo all’interno di una camera satura di fumo, ci accorgeremmo che puntando il laser ad esempio contro il soffitto e agitandolo da sinistra verso destra e viceversa ad una velocità minima, la luce prodotta da quest’ultimo sarebbe perfettamente catturabile dal nostro occhio ma se aumentassimo, anche solo di poco tale ritmo, ci renderemmo conto che avremmo più difficoltà nel vederla.
Se questa cadenza da noi imposta, riuscissimo ad accelerarla sino ad un valore prossimo la velocità della luce, il nostro apparato visivo non sarebbe più in grado di percepirla.
Immaginiamo di tenere l’oggetto laser con la mano sinistra e di agitarlo a velocità normale; ci accorgeremmo che non avremmo alcun impedimento a penetrare con l’altra mano il campo occupato dallo spettro luminoso.

Ci si rende conto che per l’oggetto in questione il tempo trova differente valore a seconda della velocità dell’oggetto stesso pur rimanendo davanti alla nostra ipotetica visione.
Supponiamo ora che, un milionesimo esatto di tempo dopo la condizione di premorte di un soggetto noi riuscissimo a fermare il tempo stesso, probabilmente vedremmo l’anima perfettamente ferma tra il corpo e lo spazio circostante.
Estraniandoci completamente da tutti i valori fisici e non, ma presenti ugualmente davanti al soggetto preso in esame, ci renderemmo conto che non incontreremmo alcuna difficoltà a oltrepassare con una mano l’anima immobile innanzi a noi.

Allora è veramente possibile che la velocità possa rendere invisibile tutto ciò che è visibile, sia questo materiale o non e che esistano più dimensioni oltre che in altri spazi anche nello stesso luogo?
È risaputo che tutti gli esseri viventi sono formati di acqua, sali minerali ed elettricità, quindi di energia.
Tra quelli che hanno avuto un’esperienza di premorte, alcuni raccontano di essersi imbattuti, durante questa fase prima dell’ascesa al cielo, con delle persone fisiche e di averle attraversate inconsapevolmente provando una sensazione come di “gelatina elettrica”.

Come si può osservare, tutto l’universo gravita intorno ad una determinata costante, l’energia.
È l’energia la benzina, il propulsore di ogni cosa, sia questa animata e sia non, essa si trasforma in altra energia senza mai estinguersi.
La conoscenza, può considerarsi energia allo stato puro?
Essa può essere paragonata all’essenza dell’animo stesso?
Secondo il nostro modo di vedere, l’anima viene considerata il più delle volte come una cosa astratta, impenetrabile, costituita di puro amore, e forse lo è davvero, ma quello che ci si domanda spesso è se può esistere un essere così puro, ossia non formato solo da qualcosa di più reale come potrebbe essere l’energia stessa, ma di solo astrattismo pensante!
Per quanto detto in precedenza, l’anima nel suo tempo, quindi non si muoverà a velocità supersonica come la vedremmo noi, ma a velocità normale, sempre nel possibile di questo termine, avendo un differente ritmo vitale, ed essa stessa, vedrà noi mortali perfettamente fermi o quasi.

Quello che si vuole spiegare, è che sia un soggetto ancora in vita fisica che un altro trapassato, pur vivendo in tempi diversi, hanno un tempo ritmico equivalente.
Proverò ora a chiarire quest’ulteriore concetto.
Se noi provassimo a camminare per un’ics spazio, impiegheremmo un’ics tempo terrestre per arrivare alla meta; supponiamo ora di far percorrere a un’entità lo stesso spazio nel proprio tempo.
Vedremmo che per noi il tempo trascorso, risulterà ad esempio di trenta minuti, mentre per l’anima in esame sarà sempre di trenta minuti, però del suo tempo.

Da ciò se ne deduce quindi, che se noi potessimo vedere l’anima, questa percorrerebbe tale spazio in un milionesimo di secondo del nostro tempo e trenta minuti del suo.
Il lettore si sarà sicuramente reso conto già da queste poche righe, di come certi fattori siano strettamente concatenati gli uni agli altri come gli atomi di una stessa materia.
Se noi potessimo stilare una speciale classifica atta a definire l’ordine di tali fattori, ci accorgeremmo che questi si riassumerebbero in definitiva in tre grandi gruppi, ognuno dei quali ricco di nozioni.

Tali sono il fattore “tempo”, il fattore “velocità” e il fattore “infinito”.
Partiremo da quest’ultima categoria e cioè, proveremo a spendere due parole sul concetto d’infinito, universo questo, dal contenuto assai complicato.
Che cos’è l’infinito?
Quanto è grande l’infinito?
Quanti infiniti contiene l’infinito, e dopo l’infinito, cos’altro c’è?
Possiamo dire, che è l’infinito che contiene il tutto.

In molte occasioni si sente affermare che lo spazio si estende all’infinito, erroneamente, secondo le moderne e conosciute leggi fisiche in quanto per definire il concetto di spazio come abbiamo già detto, occorre della materia che lo delimiti; ma cosa ne sappiamo noi, se oltre l’ultima molecola conosciuta e visibile non ve ne sia un’altra a centinaia di anni luce da essa?
Quindi affermare con certezza dove effettivamente finisca lo spazio nell’universo, diventa un’impresa assai ardua.
Cerchiamo adesso di pensare per un attimo cosa può esserci dopo quell’ultima molecola o atomo o neutrino che sia… forse il nulla?
E secondo voi, il nulla col suo silenzio, non occupa comunque un suo spazio?

Si può quindi affermare senza margine di errore che da quel punto dell’universo in poi, abbiamo trovato finalmente lo spazio infinito?
Noi siamo contenuti nell’infinito, essendo infinito noi stessi.
Non è sbagliato asserire di conseguenza, che l’infinito, all’infinito di ogni direzione, forma una sfera.
Cerchiamo di estendere il concetto di infinito al nostro essere, inteso come intelletto.
Anche se la nostra mente, potesse elaborare un solo pensiero, questo sarebbe infinito!
Si pensi, gli infiniti pensieri infiniti che esistono!

Oltre ai nostri pensieri, sono infinite le nostre emozioni, i nostri sguardi, i nostri affetti, poiché non sappiamo dove questi inizino o terminino. Ma quante volte l’infinito ci tocca nell’arco di una giornata?
La risposta è sempre!
Ora, cerchiamo di estendere questo concetto al tempo.
Un’infinità di tempo, lo dice la parola stessa, è una quantità appunto infinita di giri di lancette, ma “infinito”, può essere anche un’ora, un secondo o un suo millesimo. In effetti, se noi riuscissimo a misurare anche una sola porzione di una qualunque parte di tempo, questa, risulterebbe di fatto infinita. Se riflettiamo bene, anche il nostro destino è infinito, esso dipende dal fato e dagli infiniti percorsi che quest’ultimo può sceglierci, sia pur contrastato dalle nostre libere scelte.
Concludendo, cosa vuol significare allora infinito?
Simboleggia l’eterno?
Significa incommensurabile?
Esprime immensità, sconfinatezza o tutto l’insieme di questi significati?

Se è vero tutto questo, come è pur vero che Dio racchiude tutti gli innumerevoli infiniti possibili ed immaginabili, allora forse senza voler essere blasfemi è anche vero che Dio diventerebbe matematica allo stato puro se preso in valore assoluto, non tenendo conto che Egli invece è puro amore.
In teoria, essendo il tutto misurabile e per “il tutto” si intendono anche quei valori non fisici e impalpabili, non ci si deve far ingannare da ciò associando a questo ad esempio un sentimento a un semplice valore matematico, poiché quest’ultimo rimarrà sempre e solo un metodo di misura.
Ma allora Dio non è solo matematica, ma anch’essa!

Ma quanto tutto ciò può essere vero?
Come concetto questo, è un po’ duro da decifrare in quanto se è vero che Dio è “il tutto” di ogni cosa, sia questa animata e non, o ipotetica, non è altrettanto vero che Egli è anche il “male”, poiché quest’ultimo non deriva da Lui che è infinito amore.
Il lettore si chiederà a questo punto, cosa centri tutto questo con la velocità della luce, con un’altra dimensione e con tutti i temi trattati sinora.
Il nodo della questione è proprio questo, e cioè si sta cercando di capire bene, il nesso di tutto ciò.

Se ci si sofferma un attimo su ogni singolo tema suggerito, ci si accorgerà ben presto che tutti questi argomenti sono legati gli uni agli altri da un sottile filo di Arianna, senza un apparente legame logico ma comunque concatenati indifferentemente li si cerchi di interpretare, sia che s’inizi dalla fine o dal principio.
Ed ecco che riaffiora il solito tema dell’infinito che non ha inizio e non ha fine comunque lo si cerchi!
In che cosa noi possiamo raggruppare il nostro “io”, la nostra più intima essenza se non in un luogo tanto oscuro quanto affascinante, che è la nostra mente?
In ognuno di noi risiedono svariati esseri che il nostro raziocinio, sceglie in base alle esigenze e alle circostanze, perché la vita certe volte è tutta una finzione e noi non facciamo altro che adattarci a tale apparenza.

La vita è sempre in gara con noi stessi!
Dopo quanto detto, si può essere certi di affermare che nel nostro corpo fisico risieda una sola essenza?
Possiamo esser sicuri al lume di tutto questo, di poter condividere con assoluta certezza la famosa frase: “Cogito ergo sum”, o addirittura trasformarla in: “Pensiamo”, quindi esisto?
Di una cosa possiamo esser certi, che “vivere est cogitare!”
Se in noi coesistono infiniti esseri, ognuno dei quali differente dall’altro, è possibile che ne esista uno remoto, il primo di tutti questi ove risieda l’origine stessa della nostra essenza, come l’origine dell’universo, un “Big Bang” tutto nostro?
Altrimenti chi siamo noi?
Dove iniziamo e finiamo noi?
Si può concludere questa nostra chiacchierata con questa affermazione: incredibilmente è più facile conoscere chi ci sta davanti, che noi stessi!

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